In Memoriam

Nato a Genova il 25 marzo 1934, entra nella Compagnia di Gesù nel 1953. Affianca gli studi filosofico-teologici, fatti nello scolasticato di Chieri (TO) tra il 1962 e il 1966, a quelli in Lettere moderne, laureandosi nel 1964 con una tesi su Cipriano a Torino. Dal 1967 al 1971 è a Parigi, dove svolge gli studi in liturgia presso l’Institut de liturgie, interessandosi in modo tutto particolare alla musica sacra e liturgica. Studiò pianoforte con Martha Del Vecchio, composizione con Victor Martin e presso l’École César Franck. Decisivo fu l’incontro col confratello J. Gelineau, uno degli indiscussi maestri della musica liturgica d’Oltralpe e col quale studiò musica liturgica. Il titolo della sua tesi dottorale fu Tropes et séquences dans le cadre de la vie liturgique au Moyen Age, poi tradotta e pubblicata in Italia dal Centro Liturgico Vincenziano. A Parigi intesserà relazioni anche con personalità teologiche dello spessore di G. Martelet, di cui tradusse alcune opere in italiano, H. de Lubac e J. Daniélou.

Tornato in Italia, dal 1972 al 2004 è a Torino, al Centro Teologico di Torino, prima come bibliotecario e dal 1978 in poi come direttore. Egli ne fu l’anima, dotandolo di una cospicua biblioteca e organizzando seminari e lezioni, sempre aperti al confronto anche con la cultura laica del tempo. All’insegnamento della teologia presso la Scuola Superiore di Cultura religiosa e nell’Istituto piemontese di teologia pastorale, aggiunge quello di liturgia presso l’Università Gregoriana e dedicandosi alla scrittura di articoli, in specie per la rivista “Musica e assemblea” e svolgendo pure il servizio di guida negli Esercizi Spirituali. Oltre che membro del consiglio presbiterale, a Torino fu pure per decenni collaboratore, apprezzato e competente, dell’Ufficio liturgico dell’arcidiocesi del capoluogo piemontese, nonché direttore del coro della cattedrale e collaboratore del settimanale diocesano. Dal 2004 al 2008 vivrà a Milano, presso la residenza San Fedele come parroco, presidente dell’associazione “Assistenza Malati Poveri” e consultore della Fondazione Culturale S. Fedele. Dal 2008 vivrà fino al suo trapasso a Roma presso la Curia Generalizia, dove svolgerà il ruolo di segretario delle provincie di lingua italiana della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù e dal 2012 animatore spirituale della comunità della curia.

Alla fine degli anni ’80 venne invitato a far parte dell’équipe CEI incaricata di rivedere la traduzione della Bibbia del 1974 e vi collaborò per il Nuovo Testamento e per i Salmi. Revisione che uscì poi nel 2008. Ha pure collaborato con l’équipe che ha revisionato le antifone d’introito e di comunione del Messale Romano in lingua italiana, nonché alla nuova traduzione del “Padre nostro”. In occasione della beatificazione di Paolo VI realizzò a quattro mani, con l’allora direttore del coro della Cappella Sistina don M. Palombella, la composizione In nomine Domini. E va pure ricordato il suo contributo per l’inno per l’Anno della Misericordia voluto dal papa Francesco. Importanti saggi sono stati pubblicati anche da riviste come La Civiltà Cattolica e Aggiornamenti sociali. Senza dimenticare anche l’attenzione alla divulgazione, di cui può testimoniare, tra gli altri, il libretto La preghiera-Respiro della vita, edito dall’Apostolato della preghiera nel 2014. Ulteriore segno che mostra, al di là delle indubbie competenze scientifiche con cui p. Costa contribuì al rinnovamento liturgico della Chiesa in Italia, come tutte queste riconosciute competenze fossero fino alla fine animate da un profondo spirito di servizio al popolo di Dio e alla sua maturazione spirituale.

Rimane vivo in me il ricordo dell’ultimo incontro avuto con lui a Roma, nel 2017, quando mi propose di pubblicare in Rassegna di teologia una sua traduzione di un testo di P. Ricoeur su “Manifestazione e proclamazione” del 1974, rimasto inedito in Italia e che pubblicammo poi in Rdt 1/2018, 15-38. Esso verteva sulla relazione tra kerygma e sacro e dovrebbe costituire uno degli ultimi, se non l’ultima fatica teologica del p. Costa. E che si tratti di una traduzione, mostra bene il non protagonismo eccentrico con cui ha saputo vivere il suo carisma di teologo.

Per lui chiediamo a Dio che possa ora finalmente cantare, nel coro degli angeli e dei santi, conosciuti e sconosciuti, la gloria del Signore Gesù, il Crocifisso risorto, l’Agnello immolato, in quella liturgia celeste di cui quella terrena, da lui così amata e servita, non costituisce altro, anche nel migliore dei casi, se non la primizia e un ben pallido riverbero. E che così facendo, possa anche intercedere per noi tutti.

Mario Imperatori S.I.