1. Editoriale del presidente

Relazione sul quadriennio di Presidenza

Il tenore della mia relazione consiste nel dare conto, da un lato, di quanto fatto in questi quattro anni dal consiglio di presidenza e, dall’altro, nell’offrire qualche breve riflessione prospettica sulla vita e l’attività dell’Associazione, lasciando come di consueto al segretario l’incombenza di presentare e illustrare il bilancio.

1. L’impegno quasi esclusivo del consiglio di presidenza – uscito profondamente riplasmato dal rinnovo degli incarichi statutari del 2003 ad Anagni – e mio personale si è rivolto a proseguire la linea ereditata e ampiamente consolidata: la preparazione del XIX congresso nazionale del 2005, a Padova, e quella del presente congresso; e, di concerto, l’allestimento degli annuali corsi di aggiornamento.
In proposito non posso non attestare il serio lavoro da tutti espletato in spirito di serena e costruttiva collegialità in questi quattro anni, di cui voglio qui sentitamente ringraziare: il vice-presidente, il segretario, i membri del consiglio di presidenza, rivolgendo in particolare un affettuoso saluto al P. Saturnino Muratore, cui le condizioni di salute hanno impedito la partecipazione fisica ma non il costante sostegno morale e l’amicizia ai nostri lavori.
Anche l’attività zonale sviluppatasi in occasione dei due ultimi congressi, pur con modalità e risultati differenziati, ha avuto complessivamente buon esito.
Il numero dei Soci ATI, in data odierna, è di 370, di cui 61 ammessi nel quadriennio.

2. Dal punto di vista editoriale, costatate le difficoltà – da entrambe le parti – per una continuazione del rapporto con la San Paolo, è maturata la felice opportunità di dar vita a una nuova collana, “Forum ATI”, con le Edizioni Glossa della Facoltà Teologica di Milano. Nella collana – che ha sinora registrato un buon riscontro di critica e di vendite – sono apparsi i primi tre volumi, contenenti, rispettivamente, gli atti dei corsi di aggiornamenti del 2004 e 2005 (La Chiesa e il Vaticano II e Sacramento e azione) e del congresso 2005 (Chiesa e sinodalità), mentre sono in avanzata fase di allestimento gli atti del corso di aggiornamento del 2006, Il corpo alla prova dell’antropologia cristiana.
Il rapporto con la rivista Rassegna di Teologia, nonostante l’allentarsi della puntuale e stimolante presenza del P. Muratore al consiglio e il periodo di assestamento vissuto dalla medesima, è proseguito con regolarità, in riferimento sia alla rubrica “Forum ATI” sia al sito dell’Associazione. È da auspicare un ripensamento globale e un rilancio della cooperazione, che siamo certi saranno favoriti dal nuovo direttore P. Paolo Gamberini, nostro socio, cui vanno i nostri auguri per l’incarico assunto insieme all’assicurazione del nostro fattivo coinvolgimento.

3. A due piccole iniziative abbiamo voluto dar corso in questi anni.
La prima, sollecitata anche dal traguardo dei quarant’anni dell’Associazione, è consistita nel procurare un’adeguata ordinazione documentaria e sistemazione logistica all’archivio dell’ATI presso l’Istituto Storico Paolo VI dell’Azione Cattolica Italiana, con sede alla Domus Mariae di Roma. L’inventario è stato portato a termine, è completato da una breve introduzione storica sull’ATI e da un indice analitico ed è corredato da un CD. L’archivio è inoltre dotato della raccolta dei volumi editi dall’ATI, catalogati secondo lo standard corrente (ISBD). Un particolare ringraziamento per questo lavoro al segretario uscente, Maurizio Aliotta.
Alla promozione e ai risultati di quest’iniziativa si collega la realizzazione della ricerca storico-teologica sull’ATI da parte di Simona Segoloni (Perugia), diretta da Severino Dianich, che presto sarà discussa come tesi dottorale e – ci auguriamo – potrà così venire pubblicata.
Una seconda iniziativa è stata quella di dar vita, a partire dall’ottobre del 2006, a una Newsletter per favorire l’aggiornamento e la comunicazione tra i soci e insieme l’informazione sulle nostre attività. Del progetto e della sua messa in opera si è occupata Stella Morra, socia dell’ATI, che cordialmente ringraziamo e che potrà nel dialogo offrire ulteriori elementi in proposito e accogliere suggerimenti per rendere più efficace la Newsletter. All’inizio di settembre risultano 358 gli invii richiesti, di cui 157 a non soci.

4. Sul versante dei rapporti e dei contatti ad extra dell’Associazione, meritano di essere segnalati innanzi tutto quelli intrattenuti, con una certa regolarità, con la Conferenza Episcopale Italiana. Essa, in particolare, non ha mancato di far pervenire il suo sostegno, anche economico, alle nostre iniziative, mentre, soprattutto da parte di singoli soci, sono state numerose le occasioni di offrire un contributo al cammino della Chiesa in Italia (penso, in special modo, alla preparazione e allo svolgimento del IV° Convegno ecclesiale nazionale di Verona e ai Forum del Progetto Culturale).
Non si è però riusciti – nonostante i tentativi da noi messi in opera – ad attivare un costruttivo canale di comunicazione in riferimento al progetto di ristrutturazione accademica e territoriale dello studio della teologia in Italia.
È proseguita con puntualità, inoltre, la partecipazione al CATI (Coordinamento delle Associazioni Teologiche Italiane), che ha favorito il regolare aggiornamento di progetti e iniziative tra le Associazioni e che è sfociata in particolare, dopo un adeguato percorso di ricerca e dialogo tra i rappresentanti delle Associazioni, nel seminario e nella pubblicazione del volume, La fede e la sua comunicazione. Il Vangelo, la Chiesa e la cultura, a cura di Piero Ciardella e Silvano Maggiani (EDB, Bologna 2006). Da segnalare che il nostro socio Piero Ciardella è stato riconfermato lo scorso anno segretario del CATI. Assai positiva, in questo contesto, la collaborazione con l’APL (Associazione Professori di Liturgia) nella progettazione e nello svolgimento del corso di aggiornamento 2005, Sacramento e azione.
Nonostante, infine, siano cresciute le occasioni di reciproco scambio, da parte dell’Associazione, con analoghe Associazioni di altri Paesi, appare ancora assai debole il contributo offerto complessivamente dai teologi italiani all’Associazione Europea di Teologica Cattolica (AETC).

5. Tra luci e ombre, l’Associazione pare dunque godere di discreta salute. Ma un’analisi attenta dei dati succintamente esposti ci sollecita a un supplemento di riflessione e forse anche a un cambio di passo che, facendo tesoro dell’esperienza sin qui maturata, la sappia al contempo far fruttificare con lo sguardo rivolto alle necessità e alle opportunità del presente. Al fine di favorire il nostro dialogo in proposito, anche sulla scorta di quanto emerso nel consiglio di presidenza del maggio scorso, propongo alcune riflessioni.

a) A quarant’anni dalla fondazione dell’Associazione, si richiede un momento di sosta che permetta di ripensarne il significato, la strategia, gli obiettivi a breve e lungo termine, le modalità di attività e di presenza nel cammino della Chiesa e nel dibattito culturale. Siamo tutti convinti, penso, della preziosità di un luogo e di uno strumento come quello dell’Associazione, che senz’altro – negli scorsi decenni – ha offerto un contributo importante alla crescita, alla configurazione e alla voce della teologia in Italia. Ma ora, nella mutata situazione della Chiesa e della società, in riferimento – in particolare – al già ricordato programma di ristrutturazione accademica e territoriale della teologia in Italia, quale ruolo può e deve giocare con responsabilità la nostra Associazione? È questa una domanda incalzante che non possiamo disattendere e che richiede tempo ed energie di discernimento e di proposta.

b) Di qui una seconda riflessione che concerne in specifico i lavori del consiglio di presidenza. Il ritmo biennale dei congressi nazionali e quello annuale di corsi di aggiornamenti di fatto viene ad assorbirne quasi per intero l’attività. Tanto che risulta difficile trovare spazio per momenti di discernimento e di proposta dedicati a temi e questioni, da un lato, di più ampio respiro e, dall’altro, di più stringente attualità. Così che la riflessione collegiale e l’eventuale presa di posizione dell’Associazione rispetto a temi di rilevante portata risultano gravemente inibite. Questa situazione strutturale, ovviamente, ha evidenti riflessi sulla possibilità di rispondere positivamente e con ponderazione all’interrogativo di fondo prima posto.

c) Una terza riflessione riguarda le forme e le occasioni di partecipazione dei soci alla vita dell’Associazione. Sarebbe senz’altro istruttiva in proposito una valutazione documentata del significato che i soci – senza meno in forma differenziata – riconoscono all’appartenenza associativa, così come l’esplicitazione delle attese e delle richieste di servizio che essi pongono all’Associazione e che questa può effettivamente offrire. In ogni caso, senza gravare ulteriormente sui già ingenti impegni accademici e pastorali dei soci, l’Associazione è forse chiamata ad immaginare modalità e occasioni di confronto, di aggiornamento, di costruzione comune che, nella mutate situazioni ecclesiali e culturali del presente, permettano di dare profilo a quel “soggetto comunitario” di cui con passione parlava Luigi Sartori. Oltre tutto, ciò permetterebbe di ripensare e riplasmare, per quel ch’è possibile, i rapporti con la Conferenza Episcopale Italiana e con le Chiese locali attraverso canali e presenze più puntuali e incisive. Ciò vale anche, mutatis mutandis, nel confronto con la cultura e le sfide emergenti del contesto.

d) Un ultimo e rilevante motivo di riflessione è costituito dall’attenzione ai soggetti che nelle nostre Chiese esercitano lo studio, la ricerca e l’insegnamento in campo teologico. È un tema – mi sembra – a proposito del quale non è stata sinora svolto un serio discernimento né a livello della Conferenza Episcopale Italiana né in occasione della recente ristrutturazione accademica e territoriale. La questione va posta e affrontata, a mio avviso, su tre fronti: 1) quello delle opportunità offerte a tutti coloro che, in un modo o in un altro, si preparano o svolgono il ministero teologico vincendo la tentazione dall’autoreferenzialtià delle diverse istituzioni per sperimentare luoghi e momenti liberi e costruttivi di approfondimento, confronto e ricerca; 2) quello dell’accesso e del peculiare tragitto e apporto effettivamente praticabili – dal punto di vista istituzionale, economico e di impiego professionale – da parte dei laici; e 3), in modo specifico, da parte delle donne. Non si può tacere oltre sul dato di fatto che caratterizza la situazione della teologia in Italia, dove – anche a motivo della sua mancata presenza nelle Università statali (su cui, all’inizio dell’estate, si è per un attimo riacceso il dibattito) – sono ancora un’esigua minoranza i laici, uomini e donne, che possono concretamente accedere all’insegnamento della teologia e, di conseguenza, alla ricerca scientifica e all’esercizio del ministero teologico. Il che costituisce una spia evidente della percezione che la comunità ecclesiale, e di riflesso il contesto sociale, hanno della teologia e delle condizioni effettive che sono rese disponibili al suo esercizio. Con le conseguenze che questa situazione comporta oltre che in ordine alla configurazione dell’identità e della missione della Chiesa nel prossimo futuro anche a livello dell’interazione con le istituzioni universitarie e, più latamente, con la cultura pubblica. C’è da augurarsi un affronto rigoroso e non dilazionato nel tempo di questi delicati e importanti problemi, che sappia diventare occasione condivisa – ce l’auguriamo – di una maturazione della figura della nostra Chiesa.

Concludo così, con dei semplici impulsi a un’ulteriore riflessione, intorno alla quale penso sia utile spendere tempo ed energia nel prossimo futuro, al fine di profilare e qualificare ulteriormente la vita e il servizio dell’Associazione.

Piero Coda
Oristano, 13 settembre 2007

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