1. Attività del CATI

«La comunicazione della fede»

    Sabato 23 settembre u.s., nel Convento fiorentino della SS. Annunziata, si è svolta la prima seduta del seminario organizzato dal CATI sul te-ma: “La comunicazione della fede”.
    L’idea di promuovere un seminario dove potessero convergere i contributi di tutte le associazioni aderenti al CATI è maturata nei due anni successivi alla convocazione del Primo Congresso Unitario svolto a Collevalenza nel settembre del 1999. Questo periodo, che a prima vista potrebbe sembrare eccessivamente prolungato, è stato necessario, oltre che alla delicata riorganizzazione delle cariche all’interno del Consiglio – ricordo che nella seduta del 16 giugno 2001, sono stati nominati p. Silvano Maggiani (APL) e d. Piero Ciardella (ATI) rispettivamente Coordinatore e segretario, succedendo, in queste cariche, a p. Igino Rogger e d. Giampiero Bof -, alla discussione critica dell’esperienza di Collevalenza e, naturalmente, alla precisazione del futuro cammino del CATI.
    L’esperienza del Primo Congresso Unitario ha rappresentato sicuramente un importante punto di partenza, una prima preziosa occasione di incontro, di confronto e di dialogo tra le associazioni teologiche italiane. Sebbene la speranza del CATI fosse “l’avvio di un metodo di ricerca teologica più sensibile alle esigenze della interdisciplinarietà”, in realtà i lavori congressuali svelarono una insufficiente attitudine delle Associazioni all’interazione. Maurizio Aliotta, proprio in queste pagine, facendosi portavoce di un sentire comune, rilevava la evidente difficoltà emersa durante il Congresso di un vero lavoro interdisciplinare: «Si ha l’impressione che le discipline teologiche costituiscano dei mondi chiusi che difficilmente riescono a dialogare tra di loro. Si è avuta l’impressione, per es., che in realtà tutti i relatori abbiano affrontato il medesimo tema, ma con modalità e linguaggi diversi tra di loro, non della diversità naturale dovuta alla diversità di approccio e di metodo usato, ma sembra piuttosto una diversità determinata dalla frantumazione del sapere teologico» (Rassegna di Teologia 40 [1999] 753). Questa difficoltà non ha costituito un motivo di scoraggiamento, né tantomeno è stata presa a pretesto per un ripensamento dell’idea ispiratrice del CATI, ma, al contrario, ha rappresentato la prima preoccupazione del successivo lavoro del Consiglio, che ha individuato nel lavoro seminariale una possibile strategia per “costringere” le associazioni a confrontarsi, a dialogare, ma, soprattutto, a “pensare unitariamente”.
    Il tema che è stato scelto per il primo seminario, come ho già ricordato, è quello della comunicazione della fede. I lavori della prima seduta, a cui hanno partecipato oltre ai membri del Consiglio, alcuni esperti previamente designati dalle Associazioni (Giorgio Bonaccorso [APL], Marino Mosconi [GIDDC], Roberto Vignolo [ABI], gli esperti delle altre associazioni erano assenti giustificati), sono stati introdotti dal prof. Armido Rizzi che ha delineato la fisionomia dell’uomo contemporaneo (post-moderno) a partire dal principio ermeneutico del desiderio. La tesi che Rizzi ha sostenuto nella sua relazione è che «oggi il desiderio si impone con sovranità, esso è divenuto, cioè, il principio di individuazione e di identificazione del soggetto». Tale affermazione è stata approfondita e motivata in due parti che hanno modulato il tema del desiderio in relazione al bene (I parte) e al vero (II parte).
    L’odierna sovranità del desiderio è stata rilevata, anzitutto, a partire da tre fenomeni che, nella cultura odierna, si impongono con forza: l’eccedenza delle cose che soddisfano e, in qualche occasione, stimolano il desiderio e i reali bisogni dell’uomo; la liberazione dalla legge e l’elevazione del desiderio stesso a norma; infine, l’affermazione dei diritti individuali e il carattere rivendicativo del desiderio. Tali caratteri, per Rizzi, rappresentano una vera e propria svolta nella comprensione che l’uomo ha di se stesso e delle proprie responsabilità rispetto agli altri. Anche lo stesso concetto di laicità ha assunto un drastico capovolgimento in un senso più radicale di quello che è avvenuto nel passaggio dalla coscienza religiosa a quella laica (intesa in senso kantiano). La laicità di ispirazione kantiana – ha proseguito Rizzi – è quella che consiste nel vivere come se Dio non ci fosse, ma alle prese con quella immanentizzazione della trascendenza che supera i desideri del singolo soggetto, e dove persiste un connaturato senso del dovere che accomuna credenti e laici (con la differenza che per gli uni esso è comandato dalla volontà di Dio, e per gli altri è motivato esclusivamente dalla propria coscienza). Questa laicità rappresenta ancora una forma di trascendenza sui desideri. Oggi, al contrario, laicità vuol dire vivere come si crede meglio, con il solo limite di non nuocere agli altri. Questa ambiguità si manifesta anche quando si parla di stato laico inteso come l’espressione istituzionale di questa libertà divenuta legge. In una seconda serie di riflessioni, il teologo fiesolano ha ulteriormente rintracciato i segni della sovranità del desiderio nella convergenza di tre fenomeni: la emozionalizzazione dell’esperienza religiosa, la posizione relativista di fronte al pluralismo delle religioni e, infine, la deriva soggettivistica dell’ermeneutica. Apparentemente sembra che si tratti di tre ambiti distinti, al contrario Rizzi li ha riportati alla loro comune radice che risiede nell’odierna emergenza del soggetto, e della conseguente cultura, incapace di riconoscere altra referenzialità che se stesso.
    Alla relazione di Rizzi che, per sua esplicita ammissione, ha dipinto con toni eccessivamente pessimisti la cultura odierna, sono seguite le reazioni dei partecipanti. Nei dieci minuti che erano stati assegnati loro, gli esperti designati dalle Associazioni e i membri del Consiglio hanno messo in comune alcune riflessioni a caldo provocate dalla introduzione, confermando, correggendo, o arricchendo ulteriormente la tematica, ciascuno dal punto di vista della propria disciplina. Questo sforzo di “pensare insieme” che mette a frutto le differenti competenze e i molteplici punti di vista, è il banco di prova su cui verificare in atto la possibilità di un reale metodo di lavoro interdisciplinare. Certi che questa meta si raggiunge per gradi, lo scopo di questa prima seduta seminariale era quello di individuare alcune questioni emergenti implicate nel tema della comunicazione della fede, su cui in seguito lavoreranno unitariamente, in forma seminariale, gli esperti di due o tre associazioni. Il lavoro prossimo sarà, dunque, quello di precisare ulteriormente queste tematiche e di individuare con più esattezza le Associazioni che lavoreranno insieme.
    Al termine dei lavori di questi “seminari bilaterali”, il cammino del CATI prevede un secondo seminario, questa volta con un unico argomento, che vedrà impegnate in modo convergente tutte le associazioni. L’argomento approfondito nel seminario potrebbe, eventualmente, divenire o servire ad individuare il tema di un prossimo Congresso unitario che verrà celebrato, senza inopportune forzature, quando i tempi appariranno maturi. Questo, a grandi linee è il cammino su cui si muove il CATI per realizzare un effettivo Coordinamento delle Associazioni Teologiche Italiane. Chi volesse seguirlo più da vicino od essere informato sulle attività del CATI e delle altre Associazioni, può consultare il sito: www.teologiacati.it.
    Dunque, il cammino del CATI procede con inevitabile lentezza – dovuta per lo più alla difficoltà di accordare i ritmi del CATI con le scadenze e gli impegni della vita di ogni Associazione -, ma senza dubbio con convinzione e costanza, certi che, a tempo opportuno, raccoglieremo i frutti del nostro impegno.

Piero Ciardella
Segretario CATI

 

2. Precongresso ATI dell’Italia del Nord

Il rapporto Vangelo-cultura
Forme di interazione fra la coscienza cristiana e l’ethos collettivo

    Nel quadro del ricco e articolato dibattito che sta interessando l’Associazione in vista del Congresso nazionale che avrà luogo ad Anagni nel settembre 2003 – dibattito ampiamente restituito in FORUM ATI [cf soprattutto RdT 42 (2001) 269-270] -, alcune pedine vanno collocandosi sulla scacchiera. Per quanto ancora provvisorio il titolo annunciato – “Come oggi la Chiesa è chiamata a trasformarsi per realizzare la sua missione di annuncio del Vangelo” – non lascia adito a dubbi sulla questione teorica da affrontare e sulle molte ricadute in chiave pratica. Inoltre, il Consiglio di presidenza ha inteso promuovere una fase precongressuale che coinvolga a livello zonale i soci dell’Associazione nello sforzo della chiarificazione dei modelli e delle categorie operanti sullo sfondo della tematica ecclesiologica sopra richiamata.
    Nel caso della sezione dell’Italia settentrionale, cui è stato affidato il compito di ripensare i rapporti che intercorrono fra Vangelo e cultura/e, si è ritenuto da parte dell’équipe – coordinata dal delegato don Marino Qualizza – di meglio calibrare il taglio dell’indagine, soprattutto in vista di una sua realistica esecuzione. Considerato che sotto l’insegna del rapporto “Vangelo-cultura” è dato rubricare non soltanto la teologia tout court, ma l’intera vicenda del cristianesimo in venti secoli di storia, è parso più opportuno e praticabile frequentare quel binomio secondo la seguente riformulazione: «Forme di interazione fra la coscienza cristiana e l’ethos collettivo». Una tale determinazione del tema abbraccia peraltro diversi profili: il piano dell’istituzione ecclesiastica e insieme quello della socializzazione religiosa, il versante di una fede vissuta e partecipata e d’altra parte quello delle evidenze sociali che definiscono la contemporaneità, e ancora il canone linguistico della teologia tradizionale a fronte della koiné post-moderna.
    Ragionevolmente il punto di partenza può essere riconosciuto nel programma di aggiornamento innescato dalla svolta conciliare, la quale mirava al riassetto della forma ecclesiale e alla rigenerazione dell’immagine sociale del cristianesimo, ma finì per produrre soprattutto un imprevisto rinnovamento della teologia di scuola e del linguaggio catechistico di base. A ben vedere la nuova collocazione contestuale che punta a un orientamento di riconciliazione dialogica fra cristianesimo e cultura, lasciandosi alle spalle il precedente modello di contrapposizione polemica, costituisce più il frutto di un collaudo mediatico e pastorale che di una decisiva acquisizione sul piano critico da parte della riflessione teologica e filosofica. Ne è una conferma l’evoluzione teologica dell’idea di fede, che nell’atto in cui rilancia gli aspetti personalistici ed esistenziali, pure non pare disporre di un impianto argomentativo comparabile a quello che ha consentito al modello intellettualistico di tutelare il profilo del nesso fede/ragione. La stessa recente enciclica papale Fides et ratio, che pure non è priva di un forte appello all’oltrepassamento del tradizionale dualismo, è stata largamente recepita come un generico invito al dialogo fra filosofia e religione, più di quanto non sia stata creativamente accolta quale forte stimolo al rinnovamento della ragione teologica. Contemporaneamente il processo di revisione dell’idea di ragione, che sembra avere preso congedo sul piano epistemologico dal modello razionalistico (nella filosofia e nella scienza), si trova comunque immerso nel quadro di una retorica sociale che ne conserva l’immagine illuministica convenzionale. Di conseguenza l’attuale sforzo di operare una mediazione fra il canone linguistico della teologia tradizionale e la koiné post-moderna si profila piuttosto come un aggiustamento retorico e provvisorio piuttosto che come un processo capace di produrre un profondo, rigoroso e creativo tentativo di dare forma a un pensare cristiano.
    Questa diagnosi, qui brevemente abbozzata, è debitrice della riflessione di don P. Sequeri, che ha dichiarato la sua disponibilità a proporre una relazione-base che sarà poi integrata da alcuni affondi settoriali di carattere biblico (prof. R. Vignolo), storico-culturale (prof. G. Ferretti) e teologico-pratico (prof. L. Bressan).
    Il precongresso del Nord Italia si svolgerà nei giorni 6/7 marzo 2002 presso la Villa Cagnola di Gazzada (Varese), nella sede dell’Istituto Superiore di Studi religiosi. La Chiesa varesina, guidata dal vicario episcopale S. Ecc. Marco Ferrari, ha dichiarato la sua disponibilità a ospitare e a contribuire per la realizzazione dell’iniziativa, nel quadro delle finalità dell’Associazione. Tale scelta costituisce un segno di inequivocabile stima nei confronti del lavoro della comunità teologica, tenuto conto che una fattiva collaborazione fra teologi, episcopato e Chiesa locale pare doversi ricercare non già sul piano di retoriche dichiarazioni d’intenti, bensì nel quadro di un fattivo e generoso sostegno reciproco.
    Nei prossimi mesi sarà data a tutti i soci ATI dell’Italia Settentrionale una puntuale comunicazione in merito allo svolgimento dell’iniziativa, con tutti i chiarimenti del caso sotto il profilo logistico ed organizzativo.

Marco Vergottini

 

3. Precongresso ATI dell’Italia del Sud

(prima bozza)

    Grazie al contributo di Giovanni Mazzillo, viene offerta una prima bozza del Seminario precongessuale della Zona Sud, così come è stata presentata alla riunione del Consiglio del 3 novembre u.s.

 

Seminario di approfondimento ecclesiologico. Articolazioni:
1. Approccio storico-dogmatico
2. Approccio specifico riguardante il Vaticano II
3. Approccio specifico sugli sviluppi postconciliari
4. Approccio prospettico-pastorale
1. Approccio storico-dogmatico
Dall’approfondimento dogmatico cristologico a quello ecclesiologico: una svolta nella storia della Chiesa e della teologia. Linee di sviluppo, recezione, problemi aperti (Dalle questioni cristologiche del I° millennio a quelle riguardanti l’identificazione e l’identità della Chiesa del II°. La svolta del Concilio di Trento. Dal Vaticano I al Vaticano II).
2. Approccio specifico riguardante il Vaticano II
I problemi ecclesiologici di fondo emersi nell’aula conciliare e nei contemporanei interventi dei teologi. Per un’identificazione dei nodi teologici riguardanti la natura della Chiesa, il suo rapporto alle altre religioni, all’uomo, al suo ambiente e al suo futuro (L’ecclesiologia di comunione e i suoi limiti, il valore ecclesiologico del popolo di Dio e suoi momenti d’arresto, il senso della Chiesa nell’essere nel mondo e non del mondo [la sequela di Gesù come sfida e superamento delle tentazioni della Chiesa]).
3. Approccio specifico sugli sviluppi postconciliari
Gli sviluppi del Vaticano II nelle precisazioni magisteriali successive, nelle scelte pastorali e nella teologia. Il confronto concreto con le questioni aperte dal Concilio e le sue conseguenze (tra adattamento, cadute di idealità ed effettivi progressi). Essere chiesa oggi tra precisazioni e apprensioni istituzionali (le grandi sfide del presente e del futuro).
4. Approccio prospettico-pastorale
Contestualizzazione e presentazione dei grandi temi ecclesiologici del nuovo millennio: collegialità, identità e ruolo del papato, il valore teologico delle esperienze religiose acattoliche. Per un coinvolgimento reale dell’intero popolo di Dio nell’ecclesiologia del quotidiano (Servizio e partecipazione come nuovi modi di vivere la ministerialità e la comunione, la rinuncia al “potere” in quanto dominio e la riscoperta dell’auctoritas come ascolto e servizio del Vangelo. Da una Chiesa clericale a una Chiesa “laicale”).

 

 

4. Ipotesi di Seminari ATI/Zona Centro in preparazione al Congresso Nazionale

Rapporto Vangelo – dottrina/e

    L’incontro di lunedì 18 giugno u.s., svoltosi presso la Pontificia Università Lateranense, a cui hanno preso parte Pietro Coda (PUL), Gianni Colzani (PUU – Facoltà Teologica dell’Italia Centrale), Dario Vitali (PUG-LUMSA), Juvenal Ilunga Muya (PUU), ha maturato una riflessione sulle tematiche affidate alla Zona Centro dell’Associazione (rapporto Vangelo-dottrina/e), tentando di articolare i due nuclei seguenti:

  1. Il carattere di “evento di Cristo” pare meglio adeguato rispetto al più limitato concetto di “dottrina”, implicando il rapporto tra Cristo, la verità e la libertà nel darsi di Dio.
    Circa il rapporto tra evento e dottrina, si dovranno considerare i dati storici, quali: l’inculturazione dell’annuncio originario nel mondo greco, il valore della tradizione, l’intervento dell’ermeneutica, etc.
  2. Il tema del “nucleo” del Vangelo richiama la questione dell’essenza del cristianesimo, coinvolgendo una serie di problematiche connesse, quali: il pluralismo teologico, il linguaggio, l’esperienza, l’aspetto ecumenico, il “volto” della Chiesa, la Chiesa che riceve (quale struttura dell’evento stesso), la recezione della dottrina.

    Tenendo conto dei precedenti spunti, la Zona Centro pensa di organizzare due giornate di studio, con sede a Roma, intorno al tema: Vangelo e dottrina/dottrine.
    Sono stati presi accordi di massima con l’Università Urbaniana e con la Gregoriana per svolgere nella prossima primavera due seminari di studio in preparazione al Congresso Nazionale che si terrà ad Anagni nel settembre del 2003. Alle relazioni principali potrebbero reagire alcuni docenti delle stesse università.
    Il programma dei due seminari è stato così configurato:

Vangelo e dottrina. Forma e recezione dell’evento
(presso la Pontificia Università Urbaniana)
1. La forma dell’evento: libertà e verità (Piero Coda)
2. Necessità e povertà della dottrina (Gianni Colzani)
Moderatore: Juvenal Ilunga Muya

Vangelo e dottrine. Ridire l’evento nello spazio e nel tempo
(presso la Pontificia Università Gregoriana)
1. Unicità della Parola, pluralità dei linguaggi (Salvador Pié i Ninot)
2. Verso il pieno compimento della Parola (Dei Verbum 8c) (Dario Vitali)
Moderatore: Tullio Citrini

 

 

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