L’IDENTITÀ E I SUOI LUOGHI
L’esperienza cristiana nel farsi dell’umano
Oristano, 10-14 settembre 2007

   La vera e incalzante domanda dell’oggi, con tutta probabilità, è quella che verte intorno all’identità dell’umano. Il “chi io sono?” diventa a un tratto tutt’uno col “che cos’è umano?”.
   Spazzate via le ideologie della storia e del soggetto, l’identità – che ormai si dispiega nell’orizzonte invitante e insidioso della globalizzazione – sembra addirittura tentata di sciogliersi nelle opposte direzioni della natura e della tecnica: come ritorno, la prima, a ciò che ancora non è “inficiato” dall’umano; come esito, la seconda, in ciò che non è più “impedito” dalla cura esclusiva di esso.
   L’esperienza cristiana è senz’altro coinvolta e radicalmente interpellata da tale indeciso processo, ma al contempo esibisce una provocazione che chiama l’umano a misurare la verità della sua identità nel rapporto con l’A/altro. Lo fa, da sempre, istituendo quei luoghi in cui la pratica dell’umano si esercita e si costruisce, appunto, come coincidenza donata e accolta di relazione con sé e relazione con l’A/altro in Gesù Cristo: (1) l’interiorità, in cui si procede alla scoperta di sé nel dialogo con la Presenza che l’abita; (2) la reciprocità asimmetrica del maschile e del femminile, che inscrive la relazione all’altro nel cuore stesso dell’identità; (3) il riconoscimento dell’essere tutti e ciascuno egualmente figli, nella chiamata alla prossimità e alla fraternità; (4) il fare come custodia e amministrazione responsabile e solidale della casa comune che accoglie l’umanità; (5) l’agire rituale che apre l’intero dell’umano – persona e storia – al rendimento di grazie e al compimento in Dio.
   Nel visitare questi (e altri) luoghi dell’esperienza cristiana col rigore critico del sapere teologico si profila dunque l’occasione di disegnare una grammatica dell’umano che accoglie, esercita e pensa la sua identità in rapporto con l’A/altro in Gesù Cristo nella sfida del presente. Occorrerà, da un lato, tracciare le coordinate metodologiche entro cui ha da inscriversi la fenomenologia dell’identità nella mediazione pratica di tali luoghi; e, dall’altro, rivisitarli, tali luoghi, mostrando come in ciascuno di essi l’esperienza cristiana propizi realisticamente il farsi dell’umano, nel mentre l’inedita novità dell’oggi invoca un rinnovamento della coscienza che vi s’esercita e del linguaggio che li rende apprezzabili.

Piero Coda

 

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